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I porti turistici del Sud in rete grazie ad una app in cinque lingue

Oltre 17mila posti barca, collegamento alla Guardia Costiera, 38 marine: un progetto finanziato dall’Unione europea punta sullo sviluppo dell’economia marittima.

Porti e offerta turistica nel Sud del Bel Paese sono pronti ad attrarre e aumentare nuovi visitatori. È la sfida di Signa Maris (attraverso il mare) che lancia il sito in 5 lingue: italiano, inglese , francese, tedesco e spagnolo ed una App gratuita, collegata al 1530 della Guardia Costiera, attiva 24 ore su 24, per fornire informazioni utili e conoscere itinerari e bellezze artistiche, in prossimità dell’approdo scelto.

L’azione congiunta –  Signa Maris, l’Italia che il mare racconta, è un progetto nato per la promozione e la valorizzazione del Sud d’Italia, attuato dall’organismo intermedio del POln denominato Attrattori culturali, naturali e turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con la collaborazione di Invitalia. Un sistema utile sia all’utente privato che alle flotte di charter internazionali, che scelgono di approdare nel nostro Paese. A chiedere una politica comune per il Mezzogiorno, sono state le regioni del Sud con i governatori di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, creando così un Masterplan per il Mezzogiorno. In questo ambito si concorre alla crescita economica e occupazionale del Sud Italia, con un sistema integrato su «mare-terra» ed una rete di 536 Comuni coinvolti, 38 porti e oltre 17 mila posti barca, sviluppando così un «coast to coast» e aumentandone così i flussi turistici marittimi, sia nazionali che internazionali.

Un mercato da 5 miliardi –  Seconporto-caprido l’ultimo rapporto Censis sull’Economia del Mare, il turismo nautico vale 5 miliardi di euro in Italia: i turisti con barche e yacht, spendono in media il doppio rispetto a un viaggiatore cittadino, per un indotto, in termini di posti di lavoro, tutt’altro che trascurabile. Sempre secondo il Censis, in media una marina turistica genera complessivamente 89 posti di lavoro, di cui 54,5 occupati in attività dell’area portuale, 12 alle dipendenze del porto, e 22,5 occupati sul territorio. Ogni 3,8 imbarcazioni si genera un posto di lavoro in attività turistiche e nei servizi: non male per un Paese con il 12,6 % di disoccupati. «Per una Italia immersa per due terzi nel mare l’industria nautica non può rappresentare il fanalino di coda dell’offerta turistica internazionale, cedendo ad altri Paesi del Mediterraneo la capacità di attrarre diportisti stranieri» ha dichiarato Roberto Rocca, dirigente generale del Ministero dei Beni Culturali e referente dell’iniziativa. «Il progetto Signa Maris, finanziato con i fondi europei, trova punti di contatto e complementarità di visione con il Piano Strategico Nazionale della Portualità e Logistica approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri. Con il nostro progetto, intendiamo sviluppare un nuovo sistema integrato capace di valorizzare, insieme alle opportunità di navigazione offerta dai nostri mari, la rete dei porti e la fruibilità dell’eccezionale patrimonio culturale e naturalistico del nostro Paese».

Di Simona Cangelosi

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Gps e Beacon, così tutta Piacenza è a portata di smartphone.

Piacenza App permette agli utenti di approfondire con contenuti multimediale la visita ai monumenti della città emiliana.

«Click» e compaiono le informazioni sul Duomo di Piacenza; «click» e si scoprono curiosità sulla Collezioni di Armi di Palazzo Farnese. Tutto possibile con Piacenza App dal 19 novembre che ha reso la città emiliana la prima in Italia a essere mappata attraverso la piattaforma IMPApp basata sulle tecnologie iBeacons e Gps, diventando a tutti gli effetti una Smart City che si racconta da sé. L’applicazione è già stata selezionata come una delle dieci migliori innovazioni della pubblica amministrazione nel corso di Smart City Exhibition – Citizen Data Festival, che si è tenuto dal 14 al 16 ottobre scorsi a Bologna. Lo scorso anno IMApp, la piattaforma tecnologica su cui si basa la App Piacenza, era stata impiegata per l’applicazione ufficiale dei Musei Civici di Palazzo Farnese, ma con il 2015 è stato deciso di estenderla a tutto il capoluogo emiliano.

IMApp accompagna il visitatori in ogni percorso all’aperto o al chiuso e invia informazioni dettagliate come descrizioni di un monumento o storie e curiosità legate a un palazzo o a una chiesa. Basta accedere alla app per ricevere in tempo reale le informazioni sul proprio smartphone (o anche su uno smartwatch) sul Duomo di Piacenza e altri monumenti e siti di interesse della città, grazie alla microlocalizzazione. L’idea è di offrire ai turisti, ma anche ai cittadini, una guida turistica semplice da usare attraverso una mappa interattiva che mostri i principali punti di interesse storico e artistico e che guidi i visitatori lungo il percorso per raggiungerli, grazie al Gps. Durante il percorso, Piacenza app fornisce descrizioni e contenuti multimediali che si possono anche cercare manualmente e condividere sui propri social network. Nel caso in cui il segnale Gps non sia abbastanza potente, come per esempio all’interno delle chiese o tra le strette strade del centro storico, intervengono i beacons (sono 300 dislocati in tutta la città). I trasmettitori Bluetooth emettendo segnali radio a basso consumo per un raggio che va da pochi centimetri fino a 40 metri di raggio, riescono a individuare i dispositivi e a comunicare l’azione abbinata. Oltre ai siti turistici, nell’applicazione sono presenti anche i principali centri di pubblica utilità, come ospedali, biblioteche, farmacie, questure e uffici comunali, indicandone l’orario di apertura, il contatto diretto e i servizi disponibili, con la possibilità di collegarsi alla pagina specifica del sito web del Comune e procedere alle eventuali prenotazioni. La app è disponibile, gratis, per iOS e Android.

20 novembre 2015 | 19:15 (di Carolina Saporiti)Beacon-kIcC-U43130693513093w2-593x443@Innovazione-Web

Rasoio laser

Il rasoio del futuro? Una lama laser !

Rasoio laserSi chiama Skarp e sembra un comune usa e getta di plastica, ma sfrutta una nuova lunghezza d’onda che elimina i peli senza irritare. Disponibile sul mercato dal 2016.

È un po’ di tempo (per l’esattezza quattordici anni) che ci stanno lavorando. Ma forse questa è la volta buona. Morgan Gustavsson e il suo team californiano nel 2001 si sono dati un obiettivo: mandare in pensione i vecchi sistemi utilizzati per farsi la barba (e la ceretta) finora. Uomini e donne di tutto il mondo, forse ci siamo: il laser ci salverà dai peli superflui (soprattutto ora che le barbe degli hipster sono andate decisamente fuori moda). Nel 1989 Gustavsson fu uno dei primi a sviluppare il metodo della luce pulsata, una soluzione ancora oggi usata sia per la rimozione di peli che per alcuni trattamenti delicati sulla pelle. Ma ora si è superato. Ha lanciato la sua campagna su Kikstarter e ha fatto il botto: quasi quattro milioni di dollari raccolti da ventimila sostenitori per Skarp (che in svedese significa affilato). Lui lo presenta come «il rasoio del 21esimo secolo». E se davvero dovesse funzionare potrebbe anche ambire a diventare «il rasoio del terzo millennio». Design minimal, forma che più o meno ricorda un comunissimo Bic di plastica, in realtà è un concentrato di tecnologia. Nel 2009 è stata scoperta una particolare lunghezza d’onda che, tramite un nuovo cromoforo (cioè una molecola che cattura la luce e colora una sostanza), agisce su peli e capelli di ogni colore. La logica è quella della depilazione: che però usa la melanina come cromoforo (la melanina assorbe il laser scaldando e incenerendo i peli). Il rasoio di Gustavsson utilizza lo stesso procedimento ma cambia tipo di cromoforo tanto da far agire il laser sul pelo con precisione digitale e senza alcun tipo di irritazione. Il suo arrivo è previsto a marzo nel 2016 ma solo per chi lo ha precedentemente ordinato su Kickstarter. Costerà tra i 159 e i 189 dollari e, almeno secondo il video di presentazione, potrà essere utilizzato anche per la depilazione femminile. Sempre nel video, l’inventore aggiunge: «Ogni anno, solo negli Stati Uniti, si buttano via 2 miliardi di rasoi. Rasoi che inquinano andando a finire nelle discariche perché difficili da smaltire». Guance lisce e pollice verde. (di Massimiliano Del Barba – Corriere Della Sera)