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Gps e Beacon, così tutta Piacenza è a portata di smartphone.

Piacenza App permette agli utenti di approfondire con contenuti multimediale la visita ai monumenti della città emiliana.

«Click» e compaiono le informazioni sul Duomo di Piacenza; «click» e si scoprono curiosità sulla Collezioni di Armi di Palazzo Farnese. Tutto possibile con Piacenza App dal 19 novembre che ha reso la città emiliana la prima in Italia a essere mappata attraverso la piattaforma IMPApp basata sulle tecnologie iBeacons e Gps, diventando a tutti gli effetti una Smart City che si racconta da sé. L’applicazione è già stata selezionata come una delle dieci migliori innovazioni della pubblica amministrazione nel corso di Smart City Exhibition – Citizen Data Festival, che si è tenuto dal 14 al 16 ottobre scorsi a Bologna. Lo scorso anno IMApp, la piattaforma tecnologica su cui si basa la App Piacenza, era stata impiegata per l’applicazione ufficiale dei Musei Civici di Palazzo Farnese, ma con il 2015 è stato deciso di estenderla a tutto il capoluogo emiliano.

IMApp accompagna il visitatori in ogni percorso all’aperto o al chiuso e invia informazioni dettagliate come descrizioni di un monumento o storie e curiosità legate a un palazzo o a una chiesa. Basta accedere alla app per ricevere in tempo reale le informazioni sul proprio smartphone (o anche su uno smartwatch) sul Duomo di Piacenza e altri monumenti e siti di interesse della città, grazie alla microlocalizzazione. L’idea è di offrire ai turisti, ma anche ai cittadini, una guida turistica semplice da usare attraverso una mappa interattiva che mostri i principali punti di interesse storico e artistico e che guidi i visitatori lungo il percorso per raggiungerli, grazie al Gps. Durante il percorso, Piacenza app fornisce descrizioni e contenuti multimediali che si possono anche cercare manualmente e condividere sui propri social network. Nel caso in cui il segnale Gps non sia abbastanza potente, come per esempio all’interno delle chiese o tra le strette strade del centro storico, intervengono i beacons (sono 300 dislocati in tutta la città). I trasmettitori Bluetooth emettendo segnali radio a basso consumo per un raggio che va da pochi centimetri fino a 40 metri di raggio, riescono a individuare i dispositivi e a comunicare l’azione abbinata. Oltre ai siti turistici, nell’applicazione sono presenti anche i principali centri di pubblica utilità, come ospedali, biblioteche, farmacie, questure e uffici comunali, indicandone l’orario di apertura, il contatto diretto e i servizi disponibili, con la possibilità di collegarsi alla pagina specifica del sito web del Comune e procedere alle eventuali prenotazioni. La app è disponibile, gratis, per iOS e Android.

20 novembre 2015 | 19:15 (di Carolina Saporiti)Beacon-kIcC-U43130693513093w2-593x443@Innovazione-Web

Rasoio laser

Il rasoio del futuro? Una lama laser !

Rasoio laserSi chiama Skarp e sembra un comune usa e getta di plastica, ma sfrutta una nuova lunghezza d’onda che elimina i peli senza irritare. Disponibile sul mercato dal 2016.

È un po’ di tempo (per l’esattezza quattordici anni) che ci stanno lavorando. Ma forse questa è la volta buona. Morgan Gustavsson e il suo team californiano nel 2001 si sono dati un obiettivo: mandare in pensione i vecchi sistemi utilizzati per farsi la barba (e la ceretta) finora. Uomini e donne di tutto il mondo, forse ci siamo: il laser ci salverà dai peli superflui (soprattutto ora che le barbe degli hipster sono andate decisamente fuori moda). Nel 1989 Gustavsson fu uno dei primi a sviluppare il metodo della luce pulsata, una soluzione ancora oggi usata sia per la rimozione di peli che per alcuni trattamenti delicati sulla pelle. Ma ora si è superato. Ha lanciato la sua campagna su Kikstarter e ha fatto il botto: quasi quattro milioni di dollari raccolti da ventimila sostenitori per Skarp (che in svedese significa affilato). Lui lo presenta come «il rasoio del 21esimo secolo». E se davvero dovesse funzionare potrebbe anche ambire a diventare «il rasoio del terzo millennio». Design minimal, forma che più o meno ricorda un comunissimo Bic di plastica, in realtà è un concentrato di tecnologia. Nel 2009 è stata scoperta una particolare lunghezza d’onda che, tramite un nuovo cromoforo (cioè una molecola che cattura la luce e colora una sostanza), agisce su peli e capelli di ogni colore. La logica è quella della depilazione: che però usa la melanina come cromoforo (la melanina assorbe il laser scaldando e incenerendo i peli). Il rasoio di Gustavsson utilizza lo stesso procedimento ma cambia tipo di cromoforo tanto da far agire il laser sul pelo con precisione digitale e senza alcun tipo di irritazione. Il suo arrivo è previsto a marzo nel 2016 ma solo per chi lo ha precedentemente ordinato su Kickstarter. Costerà tra i 159 e i 189 dollari e, almeno secondo il video di presentazione, potrà essere utilizzato anche per la depilazione femminile. Sempre nel video, l’inventore aggiunge: «Ogni anno, solo negli Stati Uniti, si buttano via 2 miliardi di rasoi. Rasoi che inquinano andando a finire nelle discariche perché difficili da smaltire». Guance lisce e pollice verde. (di Massimiliano Del Barba – Corriere Della Sera)

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Ripetizioni e appunti online, la startup che strega la Silicon Valley !

A Docsity quattrocentomila euro di finanziamento da alcuni tra i fondatori e top manager di Soundcloud, Dropbox e GoEuro. Il segreto? Un milione e duecentomila iscritti in tutto il mondo (di Giulia Cimpanelli).

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Tre colossi della Silicon Valley che investono in una startup italiana. Un sogno che gli imprenditori innovativi nostrani considerano utopia. E che invece può trasformarsi in realtà. Quando alcuni tra i fondatori e top manager di aziende come Soundcloud, Dropbox e GoEuro credono in team, scalabilità e modello di business. Lo assicura Riccardo Ocleppo, fondatore di Docsity, sito di riferimento per lo scambio di appunti e ripetizioni sul web. Che «dopo tante porte in faccia», dice lui, è riuscito ad aprirne tre di tutto rispetto. E ha appena ricevuto un investimento di 400.000 euro da un gruppo di investor, perlopiù americani (oltre ai tre colossi un investitore newyorkese, ma anche un parigino e dei privati italiani).

I numeri del successo

Qual è il segreto? «Ci vuole perseveranza. – spiega – ma anche un po’ di fortuna. Un modello scalabile e un ottimo team, che sono i requisiti più interessanti oltreoceano». E numeri: 1.200.000 iscritti, con un tasso di crescita medio di 1.500 nuovi iscritti al giorno. Sono inoltre 450.000 gli appunti caricati e oltre 1.000.000 i contenuti condivisi dagli utenti della community in sette lingue. «Altro punto a nostro favore – prosegue – l’espansione naturale nei paesi di lingua spagnola, dalla Penisola Iberica al Sud America, in cui abbiamo 170.000 iscritti: per il mondo anglosassone è importante che una startup guardi oltre i confini nazionali».

Come funziona

Come funziona Docsity? Sulla piattaforma uno studente trova supporto per preparare una verifica o un esame universitario. L’online tutoring chiude il cerchio: con il lancio del servizio, lo scorso marzo, gli utenti hanno a disposizione, sette giorni su sette, tutor selezionati per un sostegno allo studio personalizzato. Perché la startup, oltre a offrire un servizio agli studenti, dà possibilità di lavoro: «Abbiamo ricevuto candidature per il tutoring da oltre 600 persone che abbiamo colloquiato. Ne abbiamo scelte, a oggi, 95». I costi delle lezioni vanno dai 15 ai 25 euro all’ora in base al profilo e all’esperienza del tutor: «Tra loro anche profili super specializzati come una laureata in giurisprudenza che è stata tra i primi cinque all’esame di stato». Insomma, Docsity fonda il suo funzionamento sulla sharing economy. Ecco perché lo stesso fondatore la definisce l’«AirBnB dei servizi allo studio»: «E’ una risorsa complementare allo studio a 360 gradi e si basa sul concetto peer to peer, istruzione passata tra pari». Permette di condividere appunti, domande, video e tutor certificati a disposizione per lezioni private. Nel periodo pre maturità, inoltre, offre delle corsi online di preparazione con «classi» digitali di 30 studenti: «Le lezioni sono gratuite, l’approfondimento individuale è a pagamento, l’aula è interattiva e si può parlare con il tutor». L’ingresso dei nuovi soci consentirà a Docsity di consolidare la propria posizione di leadership in Italia investendo sul miglioramento del servizio offerto agli studenti e in iniziative di marketing mirate. Allo stesso tempo la crescita «spontanea» della community anche all’estero, pari a circa il 20% del traffico generato, apre nuovi scenari per sviluppare in futuro il modello di business anche in nuovi paesi.