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T’imballo Pasta Food Porn : apre a Napoli al Vomero il primo Food Porn Store

T’imballo Pasta Food Porn: apre al Vomero il primo Food Porn Store

Prima o poi doveva succedere, chi conosce il food porn sa che sarebbe successo: il primo apre a Napoli. Su cosa? Semplice, sulla pasta!

L’Italia è la patria indiscussa della pasta, e Napoli la regna sovrana. Tanti, molti modi di cucinarla, tutti buoni, ma T’imballo tocca sensazioni tipiche del “foodporn”. Un concetto, una visione che nel mondo unisce milioni di persone dietro questo #Hastag. Quindi qui a Napoli doveva nascere il primo concept sulla pasta.

È il primo street food dedicato ad un nuovo modo di concepire, anzi gustare, il piatto di pasta, si ripropongono i grandi classici della cucina italiana ma rielaborata in un’idea “foodporn”, con  nuove ricette tutte da “addentare”.

Sono Pazzi? Vedremo! Circola la voce che i ragazzi puntino su aperture limitate. Immaginate tipo 200 minuti di t’imballi al giorno? Inaugurazione lunedì 12 febbraio 2018, ore 20.00. Ricordate questa data. Il giorno dopo non sarà più lo stesso!

Occhio che colaaa!!! Da T’imballo non mangi solo pasta ma vivi un’esperienza sensoriale tipica dello street food. Niente posti a sedere, ma nel cuore del Vomero in quella che oramai è diventata la strada per eccellenza del food, via Cilea 26/C.

Perché andarci? Bella domanda, chi non ha mai mangiato un piatto di pasta in questo o quel ristorante? Ecco, chi è che invece, ha mangiato un timballo di pasta con ricette innovative create ad arte? Questa è una buona e ottima ragione per andare a provare T’imballo. I palati napoletani sono chiamati a rapporto. Andate e provate e fateci sapere, ci fidiamo del vostro giudizio!

Il menù è per tutti i palati, le ricette hanno richiesto mesi di dure prove per trovare il mix giusto. Non è facile pensare di aprire nel regno della pasta con un’idea banale, no? Ci voleva qualcosa che spingesse oltre il limite, unito al gusto e alla tradizione. Senza perdere di vista i grandi classici della cucina italiana. Un progetto nuovo, unico nel suo genere. Tutti addentano la pasta, giusto? Chi c’è dietro al format pensa che ce ne sia un altro: quello di T’imballo!

Frittatina? No, grazie! Che sia chiaro eh!? Il timballo non è una frittata di pasta. Quindi non c’è fritto né frittura in alcuna fase della lavorazione, ma è un piatto di pasta in crosta croccante. Croccante? Si, Croccante, hai letto bene!! Se pensate che sia la classica frittata di pasta, siete fuori strada e non venite. Girate a largo!  Insomma, chi se la perde. Noi ci saremo. E voi?

Ps: “quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare”, non c’è niente di più sacro che la pasta per un Napoletano! Timballo“

** da NAPOLI TODAYTIMBALLO 2

Caffè Napoli 2

Quota 13 per Caffè Napoli Exytus

Dopo l’apertura a Milano del 13° locale, in poco più di diciotto mesi e con l’apertura nella City di Londra, Caffè Napoli Exytus è ormai una catena internazionale.  Le linee caratteristiche tipiche, dal design contemporaneo, dove l’unicità dell’Espresso Napoletano è accompagnata da una selezione molto ristretta di cibi di alta qualità tipicamente campani sono racchiuse nel marchio di fabbrica di questo brand italiano ma tipicamente partenopeo,

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Caffè Napoli punta ad aprire 20 locali a Milano nel 2017

A tazzulella e cafè partenopea conquista la Madonnina. Il Caffè Napoli – riporta Italia Oggi – archivia il 2016 festeggiando l’apertura di cinque locali, cui se ne aggiungeranno altri 20 nel 2017, sempre nel capoluogo lombardo, oltre a uno a Londra per cominciare a testare il progetto anche nei mercati esteri.

Il format dei locali, progettato dallo studio di design Gruppo C14, si sviluppa in spazi abbastanza piccoli tra i 28 e i 70 metri quadri, in media intorno ai 45-50 metri quadri e si distingue per il banco accessibile dalla strada, in modo che i clienti possano ordinare e bere il caffè anche direttamente dal marciapiede. L’interno ripropone lo stile e l’atmosfera di una casa napoletana, con il pavimento in maiolica e arredamenti tradizionali come vecchie credenze e tavoli con mattonelle, con un accompagnamento di musica partenopea. Senza dimenticare che in questi punti vendita si incoraggia l’usanza del caffè sospeso: oltre al proprio espresso se ne può pagare uno in più da regalare a un altro avventore che arriverà successivamente.

Nei punti vendita Caffè Napoli – continua Italia Oggi – si vendono circa mille caffè al giorno, di cui l’80% è costituito dal classico espresso; c’è anche una proposta di pasticceria tra cui mini sfogliatelle, mini pastiere e capresi. Inoltre, c’è la possibilità di acquistare il caffè in grani e in capsule, che dall’anno prossimo saranno venduti con il marchio Caffè Napoli.

Il marchio nasce dalla volontà di tre imprenditori attivi nel digitale, ovvero Francesco Fiandra e i fratelli Mauro e Fabio Compagnoni, che decidono di investire in un’attività nel mondo del caffè, cui si aggiungono anche Giuseppe Grieco e Lino Terraciano, già titolari di una caffetteria a Pozzuoli (vicino Napoli), per fondare una società, Exytus, che crea Caffè Napoli.

Bimba scontorno

STREETOAST una Toasteria Made in Italy

Ha aperto a Milano la prima tosteria gourmet tutta Made in Italy, si chiama StreeToast e si trova a Milano al 14 di Corso di Porta Ticinese.  Nata dall’idea di imprenditori milanesi si basa su un concetto semplice ma vincente, proporre prodotti di alta qualità con la semplicità di un toast. Il progetto ha preso forma con l’apporto di produttori di farine biologiche e di panifici artigiani che hanno creato un pane al mais con una formula e dimensioni specifiche per il progetto StreeToast.

Ne è nato un format diverso, in cui il menu formato da oltre 30 toast gourmet, con una dimensione impressionante, ben oltre 23 cm di diagonale, e con cinque categorie gastronomiche, coprono tutte le esigenze ti una clientela sempre più attenta non solo ai sapori ma anche alla qualità.

Un successo legato non solo alla qualità ma anche al supporto di un importante gruppo imprenditoriale milanese.Bimba scontorno

Cornice intelligente

Artigianato creativo. Tutti pazzi per la cornice istantanea

Si chiama Tonki ed è un foglio di cartone piegato e avvolto nelle proprie istruzioni
In pochi passaggi si monta e si trasforma in un quadro da appendere.

di Giulia Cimpanelli

Da un pezzo di scatolone usato come cartello per fare l’autostop a migliaia di cornici riciclate, prodotte e vendute in tutto il mondo ogni giorno. Una startup con una storia bizzarra nata per caso in un pomeriggio londinese, come spiegano i fondatori Alessandra Renis e Ruggero Frigoli: «Era il 2012, volo super economico, zaino in spalla e via per fare una sorpresa alla mia fidanzata, che viveva a Londra — racconta Ruggero -—.Mi piace fare l’autostop: recupero un pezzo di cartone e ci scrivo “147 Kilburn High Rd”. Finalmente si ferma un camionista che mi porta a destinazione». Arrivato da Alessandra decide di regalarle quel pezzo di cartone, come ricordo. Lei attacca sopra una loro foto e lo appende in camera: «Da lì a poco avremmo dovuto decidere un nome per questo oggetto e la nostra vita non sarebbe più stata la stessa». Ma che cos’è Tonki? È un foglio di cartone piegato e avvolto nelle proprie istruzioni. In pochi passaggi si monta e si trasforma in un quadro da appendere con una foto o un’immagine stampata. Tonki è un prodotto semi-artigianale che passa per diverse mani prima di arrivare a destinazione: «Per questo motivo e per garantire uno standard di qualità, abbiamo deciso di seguire direttamente tutto il processo di produzione».

La produzione a Brescia

Dopo una partenza in sordina, un anno fa i due fidanzati sono riusciti ad aprire in provincia di Brescia il loro centro di produzione, dove oggi realizzano fino a 1.500 Tonki al giorno: «Siamo riusciti ad arrivare fin qui senza accettare investimenti e quindi senza dover cedere quote societarie. Abbiamo passato quasi tutto il primo anno a preparare business plan, presentazioni e ad incontrare investitori, ma non è mai scattata la scintilla. A due anni di distanza credo sia stata una fortuna perchè siamo andati oltre ogni miglior aspettativa».

Una cornice personalizzata

Il canale di vendita principale è il sito tonki.com, dove chiunque può caricare le proprie immagini e ricevere a casa le cornici in pochi giorni: «Visti i numerosi contatti abbiamo iniziato a spingere anche il canale offline: brand, agenzie di comunicazione e architetti vedono in Tonki un modo nuovo e originale per comunicare con le immagini, allestire i propri spazi, fare regali ai propri clienti o creare attività social e viral». In meno di tre anni la coppia è passata dall’idea alla vendita di centinaia di migliaia di pezzi: «In Italia produciamo i Tonki per l’Europa e in Canada quelli per il mercato nord americano. Abbiamo chiuso il 2015 con più di 60 mila Tonki venduti in Europa, triplicando i numeri dell’anno scorso». In questo momento Tonki Italia conta cinque dipendenti più parecchi collaboratori. Per i due fondatori, però, l’obiettivo 2016 è quello di raddoppiare la struttura.

 

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I porti turistici del Sud in rete grazie ad una app in cinque lingue

Oltre 17mila posti barca, collegamento alla Guardia Costiera, 38 marine: un progetto finanziato dall’Unione europea punta sullo sviluppo dell’economia marittima.

Porti e offerta turistica nel Sud del Bel Paese sono pronti ad attrarre e aumentare nuovi visitatori. È la sfida di Signa Maris (attraverso il mare) che lancia il sito in 5 lingue: italiano, inglese , francese, tedesco e spagnolo ed una App gratuita, collegata al 1530 della Guardia Costiera, attiva 24 ore su 24, per fornire informazioni utili e conoscere itinerari e bellezze artistiche, in prossimità dell’approdo scelto.

L’azione congiunta –  Signa Maris, l’Italia che il mare racconta, è un progetto nato per la promozione e la valorizzazione del Sud d’Italia, attuato dall’organismo intermedio del POln denominato Attrattori culturali, naturali e turismo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con la collaborazione di Invitalia. Un sistema utile sia all’utente privato che alle flotte di charter internazionali, che scelgono di approdare nel nostro Paese. A chiedere una politica comune per il Mezzogiorno, sono state le regioni del Sud con i governatori di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, creando così un Masterplan per il Mezzogiorno. In questo ambito si concorre alla crescita economica e occupazionale del Sud Italia, con un sistema integrato su «mare-terra» ed una rete di 536 Comuni coinvolti, 38 porti e oltre 17 mila posti barca, sviluppando così un «coast to coast» e aumentandone così i flussi turistici marittimi, sia nazionali che internazionali.

Un mercato da 5 miliardi –  Seconporto-caprido l’ultimo rapporto Censis sull’Economia del Mare, il turismo nautico vale 5 miliardi di euro in Italia: i turisti con barche e yacht, spendono in media il doppio rispetto a un viaggiatore cittadino, per un indotto, in termini di posti di lavoro, tutt’altro che trascurabile. Sempre secondo il Censis, in media una marina turistica genera complessivamente 89 posti di lavoro, di cui 54,5 occupati in attività dell’area portuale, 12 alle dipendenze del porto, e 22,5 occupati sul territorio. Ogni 3,8 imbarcazioni si genera un posto di lavoro in attività turistiche e nei servizi: non male per un Paese con il 12,6 % di disoccupati. «Per una Italia immersa per due terzi nel mare l’industria nautica non può rappresentare il fanalino di coda dell’offerta turistica internazionale, cedendo ad altri Paesi del Mediterraneo la capacità di attrarre diportisti stranieri» ha dichiarato Roberto Rocca, dirigente generale del Ministero dei Beni Culturali e referente dell’iniziativa. «Il progetto Signa Maris, finanziato con i fondi europei, trova punti di contatto e complementarità di visione con il Piano Strategico Nazionale della Portualità e Logistica approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri. Con il nostro progetto, intendiamo sviluppare un nuovo sistema integrato capace di valorizzare, insieme alle opportunità di navigazione offerta dai nostri mari, la rete dei porti e la fruibilità dell’eccezionale patrimonio culturale e naturalistico del nostro Paese».

Di Simona Cangelosi