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Tik Tok: un reale potenziale strumento di comunicazione per il mondo food

I contenuti su TikTok si ricordano di più e spingono fortemente l’acquisto d’impulso, da Barilla a Mc Donald’s: ecco come farne un asset strategico.

Tik Tok non è propriamente un social network, perché pur avendo elementi social al suo interno al primo posto non ci sono le connessioni, ma i contenuti video creati, che diventano più o meno virali in quanto tali, anche se chi li produce ha pochi follower.

Parliamo di una piattaforma interessante per i brand del food, anche nel caso di ristorazione e retail, non solo perché conta più di 100 milioni di utenti attivi in Europa, di cui oltre 8 milioni in Italia e in crescita costante, tra questi i due terzi con più di 25 anni (dato Kantar), ma anche e soprattutto per la sua grandissima capacità di engagement a livello trasversale.

In ambito alimentare e culinario TikTok è un vero e proprio incubatore e diffusore di trend, più o meno stabili e strutturati, che si riverberano poi nel mondo reale e che possono essere intercettati con ottimi risultati dalle aziende. Il format stesso dei brevi video dinamici, spesso gioiosi, ritmati e altamente diversificati in quanto a tematiche, consente di coinvolgere efficacemente: i dati ci dicono che il contenuto TikTok è almeno 8 volte più memorabile ed emozionalmente ingaggiante degli annunci tradizionali. Non solo. TikTok ha il 45% di probabilità in più di guidare gli acquisti di impulso rispetto ad altri social (Ey Holiday Shopping Behaviour Study 2020).

Vediamo allora quali sono i trend food da cavalcare e a seguire come alcuni player, da Barilla a McDonald’s, hanno saputo sfruttarli in Italia.

I trend food su TikTok

Il cibo su TikTok gioca un ruolo centrale: da ricette veloci e semplici a quelle gourmet, passando al come fare piatti con gli avanzi, momenti ironici con le chefstar, preparazioni a ritmo di musica e intrattenimento associato di vario genere. I miliardi di hashtag sul tema lo confermano e vedono anche nell’#italianfood un grande protagonista. Gli utenti, come dicevamo, danno vita dal basso a tendenze alimentari-culinarie che poi diventano virali (si veda immagine in apertura). Parliamo in alcuni casi di trend di fatto strutturali e stabili rispetto alla piattaforma stessa, come l’asmr food, dove il suono della preparazione diventa reinterpretazione di motivi noti, il tutto in sincronia e sintonia. Il suono, del resto, è un vero e proprio elemento sensoriale centrale della piattaforma, a conferma di come la nuova identità sonora dei brand sarà una questione sempre più centrale per definire le strategie di comunicazione future. Ci sono poi trend come la food art e il mini food, che esprimono al massimo la creatività, riproponendo in questo secondo caso anche prodotti industriali in nuovo formato, come la Nutella. C’è poi tutto il fronte della routine food personale, come “il mio caffè” della mattina e così via. Ultimo trend recente e più contestuale: il tortilla trend “in quattro spicchi”, che conferma anche la diffusa contaminazione in termini di culture food diverse. I brand possono inserirsi in tutto questo e utilizzare le tendenze più stabili e “hard” per attività magari di lungo termine, oppure cavalcare l’onda istantanea e i trend “soft” per un maggior dinamismo. Vediamo alcuni esempi di successo.

Case history virtuose nel food

Su TikTok è possibile, ad esempio, inserire il proprio prodotto (o private label) all’interno di attività che lo rinnovano suggerendo occasioni di consumo trendy. A seguito dello scoppio della “pasta con la feta mania”, che ha registrato +800 milioni di visualizzazioni, la catena di supermercati Asda ha ad esempio creato e messo in vendita un kit ad hoc per farla in casa. Guardando all’Italia, Chupa Chups, in linea con la propria abitudine di presidiare gli eventi rilevanti per i giovani, ha coinvolto i creatori nella #Chupalloween portando a produrre oltre 240mila video e rinsaldando il legame con i nativi digitali. Stesso discorso per la #RingoChallenge, che ha visto il prodotto di Barilla, in linea con il suo posizionamento di lunga data nel noto spot che unisce etnie diverse, coinvolgere la community per creare un ponte tra le generazioni e ottenere oltre 24 milioni di interazioni. Mc Donald’s, dal canto suo, ha lanciato la #CrispyChallenge, dove ha invitato i fan italiani a celebrare il loro amore per il Crispy McBacon con un successo incredibile (quasi 200mila ugc prodotti). Ma TikTok può funzionare anche per presentare le novità, come dimostra il caso di Perfetti Van Melle per il lancio di Goleador Tricolor nel nostro Paese con la #WeLoveTricolor challenge. Non si è trattato solo di creare awareness rispetto alla referenza, ma di spingere direttamente le conversioni grazie all’inserimento di un link che rimandava direttamente all’acquisto su Amazon. Altra possibilità: la csr. Per sensibilizzare alla sostenibilità e rimandare al proprio impegno sul fronte, ad esempio, Barilla ha lanciato con Mulino Bianco e il presentatore del programma Art Attack Giovanni Mucciaccia la “Cart Attack”, dove si mostrava il possibile riciclo creativo della carta che contiene i biscotti del marchio. Il potenziale di TikTok, insomma, è ancora tutto da sfruttare al suono di capacità di sintesi e soprattutto spontaneità, il vero must imprescindibile per parlare con i giovani d’oggi (ma non solo).

(Fonte MarkUp)

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Turismo: agosto da record, ma le perdite sono irrecuperabili

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e considera il risultato 2020 superiore alle previsioni. C’è chi lo vede mezzo vuoto e analizza i dati, che sono nettamente negativi. Il bilancio del turismo per l’estate 2020, comunque lo si consideri, sarà in forte calo rispetto agli introiti che il settore si era assicurato nel corso del 2019. Gli italiani non sono bastati per compensare il crollo degli ingressi dall’estero, e peraltro la situazione dello stesso turismo interno appare condizionata dalla situazione generale.

Una conferma arriva, in tal senso, dallo studio di Swg e Confturismo Confcommercio, rilevando un calo di due punti dell’indice che rappresenta la propensione degli italiani a viaggiare. Non era mai successo in 5 anni di rilevazioni. Lo studio non esprime dati certi, ma l’interpretazione che ne trae la Confcommercio Turismo, per voce del suo presidente Luca Patanè, è la seguente: “A fine marzo ipotizzavamo una perdita di valore della produzione del turismo nel 2020 nell’ordine dei 100 miliardi di euro: allora sembrava una visione eccessivamente drammatica ma ogni giorno che passa ci avviciniamo sempre più alla sua concretizzazione”.

Agosto è stato un mese più che brillante, ma non al punto da compensare i cali registrati nei mesi precedenti. Del resto, era impensabile recuperare dopo una primavera di lockdown, che aveva fatto saltare la Pasqua, e dopo un maggio caratterizzato in buona parte da limitazioni alla circolazione tra regioni. Così il turismo è iniziato a giugno nelle aree più accessibili dai grandi centri urbani, a luglio inoltrato in quelle più lontane e difficili da raggiungere.

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PARFOIS ha nel mirino la rete italiana di Cinti

Parfois, azienda portoghese di moda donna, forte nel comparto di accessori e borse, ha presentato un’offerta per acquisire Cinti, la s torica realtà bolognese di calzature, in amministrazione straordinaria dal novembre 2016. L’azienda Cinti è in vendita con i brand Cinti e Blocco 31, l’acquisizione potrebbe interessare a Parfois, soprattutto per la rete dei punti vendita, composta […]

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T’imballo Pasta Food Porn : apre a Napoli al Vomero il primo Food Porn Store

T’imballo Pasta Food Porn: apre al Vomero il primo Food Porn Store

Prima o poi doveva succedere, chi conosce il food porn sa che sarebbe successo: il primo apre a Napoli. Su cosa? Semplice, sulla pasta!

L’Italia è la patria indiscussa della pasta, e Napoli la regna sovrana. Tanti, molti modi di cucinarla, tutti buoni, ma T’imballo tocca sensazioni tipiche del “foodporn”. Un concetto, una visione che nel mondo unisce milioni di persone dietro questo #Hastag. Quindi qui a Napoli doveva nascere il primo concept sulla pasta.

È il primo street food dedicato ad un nuovo modo di concepire, anzi gustare, il piatto di pasta, si ripropongono i grandi classici della cucina italiana ma rielaborata in un’idea “foodporn”, con  nuove ricette tutte da “addentare”.

Sono Pazzi? Vedremo! Circola la voce che i ragazzi puntino su aperture limitate. Immaginate tipo 200 minuti di t’imballi al giorno? Inaugurazione lunedì 12 febbraio 2018, ore 20.00. Ricordate questa data. Il giorno dopo non sarà più lo stesso!

Occhio che colaaa!!! Da T’imballo non mangi solo pasta ma vivi un’esperienza sensoriale tipica dello street food. Niente posti a sedere, ma nel cuore del Vomero in quella che oramai è diventata la strada per eccellenza del food, via Cilea 26/C.

Perché andarci? Bella domanda, chi non ha mai mangiato un piatto di pasta in questo o quel ristorante? Ecco, chi è che invece, ha mangiato un timballo di pasta con ricette innovative create ad arte? Questa è una buona e ottima ragione per andare a provare T’imballo. I palati napoletani sono chiamati a rapporto. Andate e provate e fateci sapere, ci fidiamo del vostro giudizio!

Il menù è per tutti i palati, le ricette hanno richiesto mesi di dure prove per trovare il mix giusto. Non è facile pensare di aprire nel regno della pasta con un’idea banale, no? Ci voleva qualcosa che spingesse oltre il limite, unito al gusto e alla tradizione. Senza perdere di vista i grandi classici della cucina italiana. Un progetto nuovo, unico nel suo genere. Tutti addentano la pasta, giusto? Chi c’è dietro al format pensa che ce ne sia un altro: quello di T’imballo!

Frittatina? No, grazie! Che sia chiaro eh!? Il timballo non è una frittata di pasta. Quindi non c’è fritto né frittura in alcuna fase della lavorazione, ma è un piatto di pasta in crosta croccante. Croccante? Si, Croccante, hai letto bene!! Se pensate che sia la classica frittata di pasta, siete fuori strada e non venite. Girate a largo!  Insomma, chi se la perde. Noi ci saremo. E voi?

Ps: “quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare”, non c’è niente di più sacro che la pasta per un Napoletano! Timballo“

** da NAPOLI TODAYTIMBALLO 2

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Quota 13 per Caffè Napoli Exytus

Dopo l’apertura a Milano del 13° locale, in poco più di diciotto mesi e con l’apertura nella City di Londra, Caffè Napoli Exytus è ormai una catena internazionale.  Le linee caratteristiche tipiche, dal design contemporaneo, dove l’unicità dell’Espresso Napoletano è accompagnata da una selezione molto ristretta di cibi di alta qualità tipicamente campani sono racchiuse nel marchio di fabbrica di questo brand italiano ma tipicamente partenopeo,

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Caffè Napoli punta ad aprire 20 locali a Milano nel 2017

A tazzulella e cafè partenopea conquista la Madonnina. Il Caffè Napoli – riporta Italia Oggi – archivia il 2016 festeggiando l’apertura di cinque locali, cui se ne aggiungeranno altri 20 nel 2017, sempre nel capoluogo lombardo, oltre a uno a Londra per cominciare a testare il progetto anche nei mercati esteri.

Il format dei locali, progettato dallo studio di design Gruppo C14, si sviluppa in spazi abbastanza piccoli tra i 28 e i 70 metri quadri, in media intorno ai 45-50 metri quadri e si distingue per il banco accessibile dalla strada, in modo che i clienti possano ordinare e bere il caffè anche direttamente dal marciapiede. L’interno ripropone lo stile e l’atmosfera di una casa napoletana, con il pavimento in maiolica e arredamenti tradizionali come vecchie credenze e tavoli con mattonelle, con un accompagnamento di musica partenopea. Senza dimenticare che in questi punti vendita si incoraggia l’usanza del caffè sospeso: oltre al proprio espresso se ne può pagare uno in più da regalare a un altro avventore che arriverà successivamente.

Nei punti vendita Caffè Napoli – continua Italia Oggi – si vendono circa mille caffè al giorno, di cui l’80% è costituito dal classico espresso; c’è anche una proposta di pasticceria tra cui mini sfogliatelle, mini pastiere e capresi. Inoltre, c’è la possibilità di acquistare il caffè in grani e in capsule, che dall’anno prossimo saranno venduti con il marchio Caffè Napoli.

Il marchio nasce dalla volontà di tre imprenditori attivi nel digitale, ovvero Francesco Fiandra e i fratelli Mauro e Fabio Compagnoni, che decidono di investire in un’attività nel mondo del caffè, cui si aggiungono anche Giuseppe Grieco e Lino Terraciano, già titolari di una caffetteria a Pozzuoli (vicino Napoli), per fondare una società, Exytus, che crea Caffè Napoli.